Wait.
Is this a f***ing play about me?
Alexis Bledel ha dato un viso a questi miei giorni a Milano.
Credo di aver guardato un numero imbarazzante di episodi di Gilmore Girls in questi giorni.
Ero a Milano con il mio ragazzo durante la Settimana della moda, con a mia disposizione innumerevoli librerie da visitare e caffetterie da scoprire, ma la cosa migliore che ho potuto fare in questi giorni è stata attendere la sera per stendermi sul divano e vedere un nuovo episodio di Una mamma per amica.
Ho prenotato questo viaggio prima di sapere che spostarmi da casa per due settimane sarebbe stato completamente inutile. Per tutta l'estate ho lavorato al mio progetto di dottorato con la speranza di essere contattata da almeno una delle università a cui avevo deciso di inoltrarlo.
Non che credessi di vincere una borsa di studio, sia chiaro. L'ambiente universitario è come un mercato: poche volte i neofiti riescono ad accaparrarsi le offerte migliori. Per concludere per davvero un affare bisogna conoscere i venditori migliori, saper contrattare, avere delle referenze. E... beh, una laurea in mano da appena quattro mesi non sempre basta a portare a casa il premio.
Nonostante questo ho deciso di tuffarmi a capofitto nella traumatica esperienza che aspetta ogni laureato in lettere moderne che non desideri insegnare né lavorare come editor in partita iva: avrei tentato la strada dell'accademia tastandone il terreno quest'estate, a colloquio con le università ai quali concorsi dottorali mi ero iscritta. Non per vincere la borsa, come dicevo, ma per conoscere l'ambiente, presentarmi e farmi spazio, crearmi una rete di conoscenze.
E invece, dopo aver atteso questo momento per centoventi giorni o poco più, Parma e poi Milano e poi Vercelli hanno respinto il mio progetto di ricerca*. Niente colloquio orale, nessun motivo per trasferire per due settimane la mia vita a Milano, spostandomi da lì a seconda della meta universitaria del giorno.
Nessuno tra quegli atenei era interessato al mio progetto e io avevo già speso, insieme a Lorenzo, almeno duecento euro di andata e ritorno da una città che non aveva più senso che io abitassi.
Eppure siamo partiti.
E così, stesa sul divano letto della casa che ci ospitava, non riuscivo a smettere di pensare che tutto quello che avevo programmato per cominciare la mia post-graduate life, la mia vita da neolaureata, mi era sfumato davanti agli occhi.
Era un po' la stessa situazione che stava vivendo Ryden Malby in questo momento, sullo schermo del mio telefono.
Avevo messo su Laureata...e adesso? soltanto perché il viso ormai familiare di Rory Gilmore mi era sembrata la cosa più vicina ad una coperta di lana, da abbracciare per distrarmi dal senso d'insoddisfazione che mi aveva perseguitata dal momento in cui avevo appreso la mia esclusione dai colloqui orali a Milano.
Colloqui che forse avrei voluto superare.
Appena dieci minuti dopo l'inizio del film nella mia testa non riuscivo a mettere a tacere l'iconica frase pronunciata da Maddie in Euphoria.
Stagione 2, Episodio 7.
"Wait.
Is this a play about us?"
Questo film PARLA DI ME!
Appena laureata, la protagonista, Ryden ha in mente il piano perfetto per costruire la sua carriera dopo il college. Se non fosse che la casa editrice in cui ha sempre sognato di lavorare - nonché l'unica possibilità d'impiego a cui Ryden decide di dare veramente un'opportunità - non accetta la sua candidatura come assistente del direttore. E così, senza alcun piano e disoccupata, Ryden comincia a identificarsi profondamente in questa sconfitta, mettendo da parte amore, amici e famiglia per concentrarsi sulla ricerca di un lavoro che la gratifichi, in cui possa veramente identificarsi.
Jeeeez, Ryden, tu sei me e io sono te.
Twin, WHERE HAVE YOU BEEN?
Per un'intera estate mi sono crogiolata nell'idea che potesse bastarmi avere fede. Sì, insomma, accedere ad una borsa di dottorato sarebbe stato difficile, ma io sentivo che quello sarebbe stato il mio posto. In qualche modo gli ingranaggi avrebbero trovato il modo di incastrarsi tra di loro e girare. E per quanto continuassi a ripetere in giro che il mio era solo un tentativo e che nulla mi aspettavo di concreto in ritorno, beh, facevo schifo a dimostrarlo.
E adesso anch'io, contro tutte le mie finzioni, mi ritrovavo nella stessa situazione di Ryden: a rincorrere quello che segretamente avevo sempre desiderato diventasse il mio lavoro, guardandolo appannarsi sotto al mio naso, giorno dopo giorno.
Ho sempre creduto di essere destinata a qualcosa di eccezionale. Che il mio poco talento e la mia grandissima voglia di imparare e studiare e lavorare, un giorno mi avrebbero premiata. Che quel posto, uno su centocinquanta, un giorno avrebbe portato il mio nome inciso sopra.
Ho sempre creduto che il lavoro che avrei fatto dopo l'università mi avrebbe definita. Ma adesso che di lavoro non ne ho più e che neppure posso più studiare, ecco, chi sono io, adesso?
Cos'è che mi definisce? Una frase, forse. Che ho sentito pronunciare al telefono, con la voce di un amico di Ryden: "Quello che vuoi fare nella vita è solo una metà dell'equazione. L'altra metà è con chi ci vuoi fare quelle cose."
Guardo Lorenzo che cucina nell'altra parte della stanza.
Non so ancora che cosa diventerò. Quale lavoro finirò per fare e se alla fine lo troverò appagante e in esso riconoscerò un lato di me stessa. Se un posto in Università è ancora destinato a me, o se sono destinata, prima, a quegli immensi giri e ritorni.
Ma se c'è una cosa, una, che so, è che metà della mia equazione io l'ho già risolta.
Il latte è pronto. Lorenzo torna accanto a me sul divano, con la tazza ancora fumante tra le mani.
Appena in tempo per scoprire quale futuro Ryden sceglierà per sé.
E quindi guardiamo.
Insieme.
*Nota al lettore: l'autrice è stata qui un po' troppo negativa. Soltanto Parma e Milano hanno respinto il progetto: a Vercelli ho rinunciato io, in maniera autonoma, all'esame orale dopo averci fatto accesso. Attendo ancora, invece, l'esito della mia università, a Lecce. A Bari, infine, ho avuto accesso al colloquio orale, i cui risultati verranno comunicati a settembre.

Amore ti amo tanto, troverai la tua strada <3
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